Quante scure cortine fumogene si stanno alzando attorno alla crisi di governo. E quante coincidenze


“La BCE sta mantenendo uno sguardo vigile sull’andamento dei mercati e sulla crisi politica italiana ma in questo momento non vede ragioni per intervenire”. E’ quanto hanno riferito poco fa alla Reuters fonti vicine alla Banca centrale: tre funzionari di Francoforte hanno dichiarato all’agenzia di stampa che l’Eurotower “non sta valutando alcuna azione, poiché gli indicatori non stanno ancora mostrando segnali di stress tra le banche e la Banca centrale non ha gli strumenti, né il mandato per risolvere quella che è una crisi politica”. In particolare, “i tassi della carta italiana sono comunque inferiori al 50% dei livelli visti durante la crisi del debito del 2010-12, i depositi bancari sono stabili e non ci sono segnali di stress nel mercato dei prestiti interbancari. Nessuna banca centrale agisce sulla scia di eventi di qualche giorno”, ha affermato una delle fonti.

Quindi, che cazzo di casino stiamo facendo? Cos’è tutto questo affannarsi sullo spread, sulle Borse, sul rischio Paese: è robetta di qualche giorno, tutta questione di tenere i nervi saldi. “I bond italiani al momento non offrono un premio sufficiente per il rischio – sebbene non elevato – di uscita dall’euro”. E chi è questo stronzo che non ascolta l’Eurotower e non tiene i nervi a posto? Andrew Balls, responsabile investimenti della divisione macro di reddito fisso di PIMCO, il più grande fondo obbligazionario al mondo. Tradotto dal pimchese, shortate i BTP. Che, visti questi grafici,




non pare nemmeno un’idea proprio del cazzo. O, quantomeno, non proprio peregrina. Eppure, lo spread stamattina aveva dato ragione alla BCE. Dopo una notte durante la quale l’incertezza sulla nascita del governo Cottarelli aveva regnato sovrana, riaprendo a voci di un possibile esecutivo politico, addirittura di centrodestra con Salvini o Giorgetti come premier incaricati, ecco che il differenziale abbandonava i lidi di quota 300 per assestarsi a 270. Borsa positiva, per tutto il giorno. Ma come, quando pareva che un personaggio autorevole ed europeista come Cottarelli stesse per appoggiare le terga a Palazzo Chigi, sul mercato si scatena l’inferno, mentre con l’ipotesi di un ritorno dei populisti al potere o addirittura di voto il 29 luglio, tutto bene madama la marchesa? Che cazzo di indicatore farlocco è, questo spread? Non ci vuole molto per capirlo, lo spread dipende tutto dagli acquisti di quella stessa BCE che oggi non vede ragioni per intervenire. Ma che, come ci mostrano questi grafici,


già sul finire di aprile aveva dato vita a quello che di fatto era un intervento emergenziale, aumentando e di parecchio il controvalore di acquisti settimanali, soprattutto la percentuale relativa alla quota parte di quelli corporate. La scorsa settimana, invece, gli acquisti sono calati, passando da circa 5 miliardi a 3,5 e rotti: è stato questo a far partire l’assalto al nostro debito pubblico? In parte può anche essere ma che cazzo di assalto è quello che manda in inversione la curva dei rendimenti in apertura di contrattazioni, salvo far subito ritracciare al suo posto lo yield del biennale? Non è un assalto, è un avviso.

Come d’altronde è un avviso quello di PIMCO, la quale infatti sottolinea il rischio – “seppur non elevato” – di potenziale abbandono dell’euro da parte dell’Italia. Espliciti riferimento al cosiddetto “piano B” del professor Paolo Savona, quello che gli sarebbe costato il veto del Quirinale, il posto al MEF e che ha armato il casino politico attuale. Sul quale, tra l’altro, non mi esprimo più, visto che i nostri eroi cambiano idea ogni 30 secondi, nessuno escluso fra le parti in causa. Una questione però è emersa chiara: da quando è saltato Conte, Lega e M5S sono entrati in modalità “semplici conoscenti” e lo scambio di battute di oggi fra Di Maio e Salvini lo conferma. Governare insieme, pur guardandosi in cagnesco? Sarà.

Torniamo alle cose serie. Come queste,


ad esempio. Mentre noi vogliamo appendere per i coglioni Gunther Oettinger che vuole farci insegnare dai mercati come si vota, ecco che da Oltreoceano arrivano un paio di siluri non male. Soprattutto, il secondo: la pantomima in atto da una decina di giorni, spread incluso, ci ha fatto finire nell’agenda del G7 in Canada. E, temo, fra i primi punti. Bontà loro, gli USA rendono noto che non siamo ancora un problema “sistemico” (meno male, perché di solito in quel caso risolvono la questione esportando democrazia) ma, aggiungo io, potremmo diventarlo. Basta continuare così, ovvero non capendo che quanto sta accadendo a Roma è una partita a ping pong nella quale non siamo protagonisti: siamo la pallina. Perché, piaccia o meno, il debito italiano è ancora presente nella pancia di troppi istituti europei, perché si possa lasciarci al nostro destino e, soprattutto, perché siamo la porta d’ingresso e il ponte di collegamento fra Europa e Africa e Medio Oriente.

Gli anni di piombo e la Cortina di ferro sono lì a ricordarci quale fu il nostro ruolo fra NATO e Patto di Varsavia in anni non poi così lontani e il patto che vide l’Italia divenire corridoio per i terroristi palestinesi ha ancora qualche mistero insoluto da rivelarci. E in queste ore, conviene tenere gli occhi aperti e le orecchie dritte. Perché presi come siamo dalle paturnie di Salvini e Di Maio, dall’attendismo di Cottarelli o dallo stato confusionale del Quirinale, rischiamo di dimenticarci che esiste un mondo che gira e dove succedono cose. Come queste:





che dite, vi bastano per un giorno solo? E, soprattutto, non sono chiari segnali all’Europa, leggasi alla Germania? Via libera a Bayer, un qualcosa che Berlino agognava ma, con la mossa mafiosetta su Nord Stream, la presa di posizione del Dipartimento di Stato sull’Ossezia e le sanzioni all’Iran, anche un chiaro invito: stop al riavvicinamento con la Russia.

Senza contare una cosa: al netto del fallimento del vertice organizzato all’Eliseo sul futuro della Libia, conclusosi senza le firme delle parti in causa, la Francia di Emmanuel Macron sta giocando da “free agent”, ovvero stringe accordi commerciali con Putin per 1 miliardo di euro ma, di fatto, è il nuovo cane da guardia degli interessi USA in Europa, almeno dopo la questione siriana che vide la Germania chiamarsi fuori dai raid. Da che parte sta, davvero, il presidente francese? Che gioco sta conducendo e per conto di chi, visto che da solo non riesce nemmeno a decidere il colore della cravatta? E come mai, mentre ancora in Italia si brancolava in attesa del via libera del Quirinale alla lista dei ministri, ha sentito il bisogno di telefonare a Giuseppe Conte, all’epoca ancora privato cittadino e premier solo incaricato, per parlare con lui di tematiche europee, quasi fosse un partner con cui spartire dal giorno dopo i tavoli di mediazione? E perché, poi, questo?

Ma come, la BCE non si preoccupa e non interviene e al Quirinale, addirittura, si teme il default, una probabilità che non viene più evocata manco per l’Argentina post-crollo del peso? Timore per l’aumento dell’IVA? Ok, i cittadini si incazzeranno un po’, certo i consumi si deprimeranno e questo certo non farà bene al PIL ma da qui al default, cazzo se ne passa? A meno che al Quirinale non sappiano qualcosa che noi mortali non sappiamo? O che, forse, a “Repubblica” siano entrati in modalità terrorismo editoriale. Sarà ma qualcosa a me non torna di tutta questa pantomima in atto. E, sono sincero, le scelte di Salvini e Di Maio sono le ultime a corroborare questa mia impressione, sono quasi orpelli nostrani a una battaglia che vedo tutta eterodiretta e direzionata.

Cosa dobbiamo pensare? Quale partita è in atto? E ‘ un mondo complicato, troppo per me e la mia mente limitata. Un mondo in cui ieri la BBC ha confermato che all’ospedale di Salinsbury, l’ex spia russa Serghei Skripal e la figlia, spariti nel nulla dopo la loro dimissione, furono curati per intossicazione da oppiacei e solo dopo l’intervento di alcuni specialisti della base militare di Porton Down, che confermarono l’intossicazione da agente nervino, furono messi in isolamento e trattati. Quindi, medici che scambiarono il Novichok per oppiacei, nell’arco di un mese hanno miracolosamente trovato la cura per un agente chimico che ammazza in pochi minuti e con quantitativi minimi?


E anche un mondo dove giornalisti anti-Putin ammazzati a Kiev si scopre che siano in realtà… vivi! E sapete quale è stata la giustificazione delle autorità ucraine, dopo essere state sbugiardate? Che la messinscena dell’omicidio è stata necessaria per prevenire un enorme attacco terroristico! Cosa volete, però: ieri l’unica notizia giunta dalla Russia è stata quella, una bella secchiellata di merda contro Vladimir Putin che fa sempre piacere a servi e camerieri di casa nostra, mentre altre un pochino più serie – vedi quelle che ho messo in fila prima – sono terminate nell’oblio dell’informazione.


Un vecchio trucco ma sempre efficace, se non si tengono le antenne dritte. E, fidatevi, converrà farlo nelle prossime settimane, perché temo che l’emergenza spread sia stata la prima – e nemmeno la più seria – di quelle che attendono al varco questo nostro Paese in vista dell’autunno.

P.S. Al netto della smentita tardiva e palesemente concordata, per chi lavora in realtà Gunther Oettinger, visto che la sua sparata sui mercati maestri di vita e di voto aveva sortito l’unico risultato di portare all’indignato accordo fra tutti i partiti per mandare a cagare il governo Cottarelli prima della su stessa nascita e correre al voto il 29 luglio, con tutti i devastanti rischi che questo avrebbe comportato (e ancora potenzialmente comporta) per la tenuta politica, istituzionale, sociale e dei conti pubblici italiani? Magari chiedetelo a PIMCO…


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“Quante scure cortine fumogene si stanno alzando attorno alla crisi di governo. E quante coincidenze” è stato scritto da Mauro Bottarelli e pubblicato su Rischio Calcolato.

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