Le bugie dell’Unione Europea

Mediamodifier / Pixabay

Ormai anche i sassi sanno che gli USA minacciarono di escludere la Francia dal Piano Marshall nel settembre del 1950. Furono tanti i finanziamenti che sono giunti da sponda americana per rendere la CEE una realtà.
L’obiettivo allora era contrastare l’URSS ma il modus operandi anche oggi è esattamente lo stesso, ovvero di generare un gigantesco protettorato statunitense, ininfluente politicamente ma vera miniera d’oro economica e di sfruttamento. Colonizzandola culturalmente.

I propositi di pace europea, di creazione di una nuova superpotenza competitiva? Fregnacce utili alla politica di sistema per raggiungere i soliti obiettivi: prendere i “voti” di tutti. Nazionalisti da un lato, ben lieti di appoggiare un progetto presentato anche come riscossa anti-americana, pacifisti dall’altro. Certo, in questo caso non si trattava di prendere questi consensi per via elettorale, ma sostanzialmente il discorso resta lo stesso. È una tattica proficua, che in Italia funziona particolarmente bene (si riuscì nel progetto di mettere insieme missini e democristiani esattamente come oggi si è riusciti ad accordare sovranisti, globalisti, filo e anti-italiani sotto la bandiera del NO al referendum).

I famosi 60 anni di pace sono un’altra balla: la pace c’è solo ed esclusivamente nella sfera di influenza americana, dal momento che la stessa Europa è stata trafitta da conflitti drammatici come quello jugoslavo. Facendo questo ragionamento, tutti gli imperi garantiscono la pace, da quello romano in avanti. E’ pura propaganda senza alcuna base.

La quantità degli ingannati sul fronte UE, fortunatamente, sta diminuendo costantemente, complice anche la crisi del 2007 che ha aiutato molti ad aprire gli occhi, sempre ben chiusi e indifferenti finché il pane a tavola non manca, così come i nostri numerosi vizi di uomini del XXI secolo. A questo dato, evidenziato anche dalla scarsa partecipazione alle celebrazioni, fa però eco la continua insistenza con cui i politici di sistema continuano a lanciare le proprie menzogne.

I nostri politici ad esempio hanno dimenticato di dire che prima del “divorzio” con la Banca d’Italia nel 1981, l’Italia aveva possibilità di produrre e vendere titoli di Stato, di emettere moneta e, in sintesi, di produrre un debito in larga parte dannoso per l’inflazione, ma non per le casse statali.

Questo perché dal 1981 prima e dal 1992 poi, il debito italiano si è trasformato in un vero e proprio onere completamente privato, il che ha portato il Paese, praticamente all’istante, a pedere gran parte delle sue risorse impiegate nella spesa pubblica e nei piani industriali. Conducendolo pure in una spirale di interessi da cui è praticamente impossibile uscire, visto che il tanto decantato +7% degli ultimi 20 anni avviene in un contesto in cui, per 15 di questi, lo Stato italiano ha incassato sistematicamente di più di quanto ha speso. Rappresenta esso stesso, quindi, il più grande dei fallimenti. E non degli italiani, ma di Bruxelles nei riguardi dell’Italia.

Leggi l’articolo intero sulla fonte: Oltre la Linea

caricamento in corso, attendere prego...