L’avvoltoio del debito, Parte #5

di David Stockman

Tra i molti mali della Finanza delle Bolle della FED, c’è quello che potrebbe essere definito l’effetto “Truman Show”. Come il personaggio di Jim Carrey che inconsapevolmente viveva una vita finta su un set cinematografico nel film del 1998, i giocatori di Wall Street, inclusa la stampa finanziaria, hanno vissuto all’interno della Bolla per così tanto tempo che pensano davvero che sia la realtà.

O più precisamente, hanno dimenticato (o non hanno mai imparato) le leggi dei mercati onesti e del denaro sonante. Non hanno quindi la minima idea che le fondamenta dell’attuale sistema sono marce fino al midollo e che l’attuale debito/speculazione sui mercati finanziari è solo un incidente in attesa di accadere.

Abbiamo avuto un incontro ravvicinato con l’effetto “Truman Show” durante una recente intervista su CNBC. I giornalisti sono rimasti scioccati nel sentire che l’imminente doppia stoccata da $1,800 miliardi pendente sulla testa di Washington (durante l’anno fiscale 2019 il Tesoro USA dovrà prendere in prestito $1,200 miliardi, più il dumping obbligazionario della FED da $600 miliardi) porterà ad un clamoroso “shock dei rendimenti”, ponendo così fine all’attuale bolla del mercato azionario in cui i rendimenti obbligazionari al 4%+ non sono assolutamente previsti.

Il più giovane dei giornalisti presenti (32 anni) pensava che i $1,800 miliardi non fossero un problema, perché il crescente debito e il piano di restrizione del bilancio della FED sono stati ben telegrafati e non scioccherebbero nessuno. Sì, e siamo stati tentati di rispondere che parcheggiare su un binario ferroviario e sapere che un treno merci sta arrivando non fermerà l’impatto.

Allo stesso modo, il giornalista più anziano ha affermato che qualcosa di simile è già accaduto prima e che allora i $1,000 miliardi in deficit sono stati assorbiti con facilità. Nessun impatto!

Con scarso successo abbiamo sottolineato che allora ci trovavamo verso la fine della Grande Recessione, quando gli investimenti privati erano crollati e la FED e le altre banche centrali avevano attivato le loro stampanti monetarie. Durante i nove anni della pseudo-ripresa da allora in poi, la FED ha acquistato $3,500 miliardi di titoli statali e delle GSE e le banche centrali a livello mondiale ne hanno assorbito un totale di $15,000 miliardi sin dal 2008.

Ma quello era la fine del ciclo economico, quando i banchieri centrali erano compratori di obbligazioni sovrane. Al contrario, ora siamo all’inizio del ciclo e i banchieri centrali stanno diventando venditori.

Quindi la legge della domanda e dell’offerta, che non è mai stata abrogata, si muoverà nella direzione opposta. Nel ciclo che ci attende, le banche centrali lavoreranno per vendere, non assorbire, l’offerta di obbligazioni.

Ciononostante l’accoppiata Trump/GOP sta aumentando in maniera massiccia il deficit fiscale (quasi il 6% del PIL nell’anno fiscale 2019) alla fine di quella che è (quasi) la più lunga espansione economica della storia. La gente nei giorni pre-Truman Show sapeva che questo sarebbe stato il culmine della follia.

Non solo, ma abbiamo anche sottolineato che ci sono tutti i motivi per credere che i front-runner delle banche centrali funzionino come un potente turbo finanziario: hanno spinto i prezzi delle obbligazioni ancora più in alto quando stavano comprando ciò che la FED e altre banche centrali avrebbero acquistato durante la fase di QE. Ma ora sicuramente spingeranno i prezzi più in basso e i rendimenti molto più in alto, dato che questi speculatori obbligazionari a leva fanno riferimento su ciò che la FED sta vendendo.

Ecco il punto: il culto del settore bancario centrale keynesiano è così profondamente radicato a Wall Street e nei media finanziari che equivale ad una sospensione dell’incredulità. Per intenderci, non importa niente tranne:

  1. ciò che la FED dice che ha fatto, nonostante le falsità riguardo l’economia di Main Street come abbiamo documentato in questa serie;
  2. ciò che la FED dice che farà dopo, nonostante l’incompatibilità con le leggi fondamentali dei mercati e del denaro sonante.

La FED ora dice che può guidare la “politica monetaria straordinaria” degli ultimi dieci verso un atterraggio morbido e senza problemi. Eppure questa stessa proposizione sottolinea in realtà il pericolo che ci attende: l’arrogante fiducia della FED si basa su una comprensione completamente falsa di ciò che un decennio di QE e ZIRP hanno effettivamente realizzato. I nostri banchieri centrali keynesiani pensano di aver traghettato l’economia di Main Street dalla depressione verso una prosperità fatta di piena occupazione. In realtà la debole ripresa che abbiamo vissuto finora è dovuta ai poteri rigenerativi intrinseci del capitalismo.

Detto in modo diverso, ciò che i banchieri centrali hanno fatto è stato gonfiare una bolla finanziaria ed alimentare una deformazione sistematica del mercato dei capitali e del denaro. Non solo questo incipiente vulcano finanziario rimane completamente fuori dai loro radar, ma i nostri pianificatori monetari centrali sono balzati alla conclusione opposta: la convinzione che l’unica cosa di cui devono preoccuparsi è l’economia di Main Street, e che ora è abbastanza resistente da assorbire una “normalizzazione” dei tassi d’interesse costante e ben telegrafata.

Al contrario, l’economia di Main Street non ha nulla a che fare con questo perché le politiche monetarie straordinarie della FED non hanno mai lasciato i canyon di Wall Street. Quindi quello che in realtà stanno facendo è picchiare (es. quantitative tightening e drenaggio di liquidità) i mercati dei capitali, estremamente fragili ed orribilmente gonfi.

Inutile dire che, man mano che accadrà, gli abitanti del Truman Show rimarranno davvero scioccati.

Questo ci riporta alla grande disconnessione tra Main Street e Wall Street, in cui l’aspetto del Truman Show non potrebbe essere più evidente. Dopo quasi un decennio di massicci stimoli monetari, ecco un promemoria di ciò che la FED ha prodotto dal picco pre-crisi del quarto trimestre 2007: un aumento aggiustato all’inflazione del 58% nell’indice S&P 500 rispetto ad un aumento del 2% nella produzione industriale, un aumento del 6% nelle ore di lavoro complessive, un aumento dell’8% nei profitti aziendali reali, un aumento del 12% nella produttività ed un aumento del 15% nelle vendite finali reali.

Evidentemente lo “stimolo” della FED ha funzionato con la sua presunta magia solo su Wall Street, non su Main Street. Di conseguenza la FED si sta adagiando sugli allori quando guarda il tasso di disoccupazione U-3 al 4.1%, il quale equivale fondamentalmente a rumore statistico, e il magro tasso di aumento all’1.4% annuo nelle vendite finali reali (solo un terzo rispetto alla media storica) nell’ultimo decennio. Anche quest’ultimo, naturalmente, rifletteva i poteri di rigenerazione del capitalismo, non il massiccio flusso di credito fiat della FED a Wall Street, o i tassi d’interesse ultra bassi che hanno alimentato la speculazione rampante per i carry trade.

Alla fine, quello che è successo veramente è che i canali storici nel mercato del credito per la trasmissione della politica monetaria a Main Street non hanno funzionato. Come abbiamo già dimostrato nel caso del settore delle famiglie, esso era già arrivato al Picco del Debito al momento della crisi finanziaria, il che significa che otto anni di ZIRP non hanno stimolato alcun prestito incrementale. Infatti il settore delle famiglie ha modestamente ridotto la leva finanziaria sin dal 2008.

La storia è leggermente più complicata quando guardiamo al settore delle aziende, ma il risultato è esattamente lo stesso: lo “stimolo” è stato riciclato nei canyon di Wall Street, dove ha poi aiutato a gonfiare la madre di tutte le bolle finanziarie.

Il grafico qui sotto mostra il primo stadio di causa ed effetto. Dall’inizio del secolo il tasso di riferimento delle obbligazioni societarie (linea gialla) è sceso da poco meno dell’8.0% a circa il 3.5% ad oggi. Non sorprende se ciò abbia stimolato una fitta serie di prestiti commerciali (non finanziari e non societari).

Infatti il debito totale delle imprese è più che raddoppiato, passando da $6,500 miliardi all’inizio del secolo a $14,200 miliardi alla fine del 2017. Se fosse stato principalmente usato per gli investimenti produttivi e per l’espansione della capacità di crescita futura della produzione, avrebbe convalidato il modello primitivo keynesiano del pump priming su cui si basano le politiche monetarie della FED.

Ahimè, il pump priming keynesiano non ha primeggiato affatto, come documentato di seguito. Di conseguenza, ora che è arrivato il momento di normalizzare i tassi d’interesse, arriva il peggio. La capacità di guadagno del settore delle imprese non è affatto aumentata, ma ora si porta dietro circa $14,600 miliardi di debito, il che significa che ogni 100 punti base di aumento dei tassi d’interesse le imprese statunitensi saranno gravate con $150 miliardi di interessi passivi più alti.

Il prossimo grafico mostra come il canale keynesiano del credito sia andato in tilt nel settore delle imprese. In una parola, mentre il debito delle imprese è cresciuto ad un tasso composto del 5.0% negli ultimi 17 anni, gli investimenti in conto capitale sono cresciuti solo del 3.2% all’anno e gli investimenti in inventari delle imprese solo del 2.95% all’anno.

Inutile dire che, per un lungo periodo di tempo, questi differenziali di crescita fanno una tremenda differenza cumulativa. Nel 2017 il debito delle imprese si è attestato al 230% rispetto al livello del 2000, mentre le spese in conto capitale a solo il 173% e le scorte al 165%.

Inutile dire che se nel corso degli ultimi 17 anni il debito fosse cresciuto allo stesso ritmo degli investimenti, oggi il debito aziendale ammonterebbe a $11,000 miliardi, non a $14,100 miliardi. Né vi è alcun mistero su dove sono finiti quei $3,000 miliardi in più.

Infatti sono tornati a Wall Street sotto forma di accordi di ingegneria finanziaria e, in particolare, riacquisti di azioni proprie, così come cristallizzato nel grafico qui sotto.

Nel solo caso dell’indice S&P 500, che rappresenta meno del 60% del totale del settore, i riacquisti sono passati da $50 miliardi all’anno nel 2000 a circa $500 miliardi all’anno nel passato recente; e in base ai $171 miliardi dei primi due mesi del 2018, in teoria potrebbero arrivare a $1,000 miliardi durante quest’anno.

L’offerta d’acquisto artificiale risultante per le azioni ha ovviamente aumentato significativamente i loro prezzi ed è uno dei molti canali attraverso i quali le massicce emissioni del credito fiat sono state riciclate nei canyon di Wall Street.

Eppure è stato solo uno dei numerosi fattori che hanno contribuito a trasformare Wall Street nell’equivalente di un Truman Show finanziario.

Nella Parte 6 parleremo di ciò che è accaduto sul palcoscenico in cui un tempo sorgeva Wall Street, e dove ora c’è una bisca clandestina.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/

=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2018/04/lavvoltoio-del-debito-parte-1.html 

=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2018/04/lavvoltoio-del-debito-parte-2.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo:
https://francescosimoncelli.blogspot.it/2018/04/lavvoltoio-del-debito-parte-3.html

=> Potete leggere la Parte 4 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2018/04/lavvoltoio-del-debito-parte-4.html

=> Potete leggere la Parte 6 a questo indirizzo:


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“L’avvoltoio del debito, Parte #5” è stato scritto da Francesco Simoncelli e pubblicato su Rischio Calcolato.

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