“IlSole24Ore” paventa il rischio di una nuova crisi. Attesa a giorni anche la scoperta dell’acqua calda


Stamattina, la delegazione del PD ha incontrato il presidente della Camera, Roberto Fico, per il secondo giro di consultazioni. Il reggente, Maurizio Martina, uno con un appeal e una grinta tali da tramutare Andrea Pirlo la risposta italiana a Rambo, ha così sentenziato la posizione del suo partito nel breve incontro con i giornalisti: “Registriamo dei passi avanti importanti ma non nascondiamo le difficoltà. La scelta (relativa a un governo con l’M5S, ndr) avverrà alla direzione del 3 maggio”. Ovvero, chi fino a ieri ha rotto i coglioni a grillini e Lega perché continuavano a rimandare una decisione per interessi particolari e beghe interne, sta facendo la medesima cosa. Non stupisce: Matteo Renzi, sornione come un gatto ma letale come un mamba, non aspettava altro per disintegrare la fragile leadership in divenire di Martina e riprendersi, manu militari, il partito. Finora è stata guerra di retroguardia, ora comincia quella di trincea. E Martina ha già perso.

Sinceramente non mi frega un cazzo di cosa abbia detto Di Maio dopo il colloquio con Fico, perché stante la situazione attuale tutto resterà fermo fino alla sfida all’OK Corral dentro al PD: qualsiasi mossa, sarà una finta. Più o meno strategica. E mentre Matteo Salvini conta le ore che lo dividono dal divorzio definitivo con Silvio Berlusconi, atto che dovrebbe avvenire con ogni probabilità dopo il voto regionale in Friuli Venezia-Giulia di domenica, cosa ci resta da discutere? C’è forse qualcosa da aggiungere al desolante – e quanto mai prevedibile – quadro uscito dal voto del 4 marzo scorso? In tutta onestà, chiunque abbiate votato, pensavate davvero a un epilogo differente, a una soluzione di governo chiara, a uno sviluppo rapido e lineare del processo di formazione del nuovo governo? Se sì, invidio il vostro ottimismo. O, forse, meglio chiamarla ingenuità. Quasi fanciullesca, nel suo essere pura e innocente di fronte al merdaio della politica italiana.

E parlando di perdita dell’innocenza e caduta sul pianeta terra degna del mitologico uomo cantato da David Bowie, ecco a voi la prima pagina del “Sole24Ore” di oggi,

una sorta di versione 2.0, ancorché ridimensionata nei toni e priva di appello diretto, del “Fate presto” che tanto portò fortuna nel 2011, soprattutto al suo direttore dell’epoca. Signori, folgorazione sulla via di Damasco (dove ultimamente occorre stare attenti a non beccarsi qualche residuo di missile alleato troppo intelligente e furbo sulla testa): c’è il rischio di una nuova crisi! Fino a ieri il quotidiano di Confindustria lo negava, visto che non più tardi di domenica pubblicava un articolo in cui si definiva Wall Street tutt’altro che in bolla e i prezzi delle equities affatto eccessivi, rispetto alle metriche dei multipli di utile per azione: non scherzo, recuperate l’arretrato se non ci credete.

Ora, io capisco – facendo lo stesso lavoro – che il giornalismo finanziario è stressante e che può fare indulgere in abuso di sostanze psicotrope per tenersi su ma c’è un limite anche alle puttanate che uno può scrivere, visto che non siamo su Facebook ma parliamo di un giornale a diffusione nazionale, per leggere il quale tocca anche cacciare 2 euro la domenica. Di colpo, si scoprono i rischi legati ai rialzi della FED, si scopre il fatto che già oggi gli yields dei bond sovrani USA ci dicono qualcosa e non sono parole d’amore ma canarini nella miniera che agonizzano, si scopre che – forse ma forse, per dirla con Antonio Albanese – lo stato di salute dell’economia mondiale, la famosa ripresa sostenuta, sostenibile e sincronizzata a livello globale spacciataci da Mario Draghi e soci, era nulla più che l’ennesima narrativa del cazzo, una solenne balla mantenuta in vita unicamente dal ricordo, ancora recente, dell’impulso creditizio cinese che fungeva da swap-line globale in sostituzione del QE della FED e con funzione sussidiaria preventiva a quello della BCE, formalmente entrato negli ultimi mesi di vita.

Questi grafici parlano chiaro:



la Cina deve pensare prima a se stessa adesso, i disastrosi dati presentati l’altro giorno da Caterpillar (azienda che funge da cartina di tornasole dell’attività reale dell’economia, un po’ come il Baltic Dry Index per il commercio), nella fattispecie a due criticità che per troppo tempo sono state trattate come il proverbiale barattolo da calciare in avanti, in attesa del miracolo: il sistema bancario ombra e il mercato immobiliare in bolla, di fatto strettamente connessi. E la crescita, con il PIL nominale che manda segnali di indebolimento, al netto comunque di percentuali lunari per il resto del mondo? Non è quello il problema, almeno per ora e chi parla di “hard landing” o “Minsky moment” spara cazzate o lavora per il Dipartimento di Stato. I dazi americani, con annessa guerra commerciale? Cagate, lo dimostra questo grafico,

plasticamente: non dite infatti a Donald Trump che a livello globale, nel mese di marzo, la produzione di acciaio è cresciuta del 4% su base annua al livello record di 148,3 milioni di tonnellate metriche, stando a dati della World Steel Association. Di più, a produrne la metà – 74 milioni – è stata proprio la Cina, con l’India al secondo posto ma ben distanziata, a quota 9,2 milioni di tonnellate. Non è che gli unici sconfitti dell’ultima stronzata partorita alla Casa Bianca siano gli europei (e, in questo caso, non si tratterebbe di stronzata ma di strategia, attaccare il competitor diretto e non chi ti detiene il debito e ha garantito finora liquidità), stando all’ultimo indice ZEW e ai dati che vedono le possibilità di recessione per l’economia tedesca salite al 32,4% in aprile contro meno del 5% di marzo, come ci mostra il grafico?

Non è che nel bailamme mediatico del grande scontro USA-Cina si stia consumando un atto epocale, come la presa d’atto tedesca che stia finendo l’epoca del surplus allegro e dell’export che aggiusta tutto? Il caso Rusal e l’impennata del prezzo dell’alluminio, infatti, hanno portato gli industriali tedeschi addirittura a una riunione d’emergenza con funzionari dell’Europarlamento nella loro sede di Berlino, giovedì scorso, incontro durante il quale è emersa con chiarezza una priorità: togliere o almeno allentare le sanzioni contro la Russia. Domani Angela Merkel sarà a Washington da Donald Trump: otterrà ciò che vuole e le chiedono i suoi produttori? E se sì, a quale prezzo? Ma si sa, l’America risplende di luce propria solo nelle cronache del “Sole24Ore” e nei racconti sognanti e idealizzati, tipo Alberto Sordi-Nando Moriconi, di gente come Gianni Riotta e Beppe Severgnini.

In realtà, i cazzi fioriscono a mazzi, manco fossimo in un film con Rocco Siffredi. E se il quotidiano di Confindustria ha scoperto che il rendimento del decennale USA al 3% non è qualcosa proprio di tranquillizzante, forse sarebbe il caso che prendessero nota di questo:

ovvero, che primo i veri yields che devono far paura sono quelli della carta (da culo) USA a 1 e 2 anni, perché il biennale al 2,20% mi fa cagare più in mano del Treasury al 3%. Siamo vagamente in piena inversione della curva dei tassi, ovvero con una bella percezione del rischio a breve che sale, quasi in contemporanea con il Libor che ci segnala da settimane tremore in arrivo sull’interbancario, proprio riguardo il finanziamento in dollari? E che dire di questo grafico?

Se tutto è così figo, perché nella patria dei buybacks allegri che hanno mantenuto Wall Street artificialmente in rally, grazie al denaro a costo zero garantito da emissioni di debito a pioggia che la FED inglobava vorace, le corporations di fatto più ricche e con maggiore disponibilità liquida oversea non hanno emesso un singolo bond investment grade da inizio anno? Di colpo sono diventate timide? O forse siamo di fronte al combinato congiunto di buybacks non più così economici e debito che è meglio cercare di estinguere prima che arrivi lo tsunami, usando alla bisogna proprio quei capitali di rientro dall’estero? E che dire di questi due grafici di Goldman Sachs,


dai quali mi pare si possa percepire il rischio di un vaghissimo crollo della liquidità di mercato?

E tornando al rendimento dei bond USA e alla loro allarmante dinamica, non è che quel plus di premio di rischio a breve che stiamo scontando può avere a che fare con questo,


per caso? Chissà. O forse, per spiegare questa repentina conversione del “Sole24Ore” a un principio minimo di realismo, può essere interessante valutare quest’altra dinamica,


legata al comparto strategico del credito al consumo, nella fattispecie i prestiti per acquistare automobili: vuoi vedere che la festa subprime che era ripartita allegramente, sta finendo in maniera anticipata? E non solo per le finanziarie che cartolarizzavano anche l’aria, oltre ai prestiti che elargivano allegramente a clientela che dava le stesse garanzie di cieco che si offre volontario per avvertirti di quando scatta il verde al semaforo o per gente alla Marchionne che “IlSole24Ore” ha beatificato fino a ieri come manager del secolo ma anche per le grandi banche USA che hanno garantito a quelle stesse finanziarie il denaro necessario per dar vita allo schema Ponzi: non ci credete? Guardate qui,



ecco come l’America ha imparato la lezione del 2008! Cosa dite, siamo vagamente con la merda che comincia a far il solletico al mento? D’altronde, se anche il “Sole24Ore” comincia ad avanzare qualche piccolo dubbio, forse c’è davvero da cominciare a sfidare l’orchite e toccarsi avidamente i coglioni. Come mai non ho atteso la conferenza stampa di Mario Draghi prima di pubblicare? Date un’occhiata all’andamento degli acquisti di bond corporate in seno al QE da fine marzo ad oggi: vi risponderete da soli, senza bisogno delle solite balle spacciate dell’Eurotower alla fine dei board, rispetto al vero destino del programma di monetizzazione del debito europeo. Pop-corn ne abbiamo?


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““IlSole24Ore” paventa il rischio di una nuova crisi. Attesa a giorni anche la scoperta dell’acqua calda” è stato scritto da Mauro Bottarelli e pubblicato su Rischio Calcolato.

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