Che sceneggiatura, anche il radicalizzato a Liegi! D’altronde, con tutti i BTP che ha in pancia Dexia..


“Non è più una figura retorica il fatto di dire che l’Europa si trova in una crisi esistenziale, tutto ciò che poteva andare storto, lo è andato. Per sopravvivere, deve reinventare sé stessa. E la dura realtà, stiamo per affrontare un’altra enorme crisi finanziaria”. Chi lo ha detto? George Soros, questa mattina a Parigi, dove stava tenendo un discorso. Della serie, al nostro filantropo piace vincere facile: sta crollando tutto e lui, bello bello, arriva a fare il vate di sto cazzo! Strano, però: George Soros era a Parigi.

Esattamente dove si stava tenendo un vertice internazionale sul futuro della Libia, presente anche una delegazione del Consiglio di sicurezza ONU e presieduto da Emmanuel Macron. Mentre noi ci facciamo le pippe con Cottarelli, la Francia ci fotte un mercato energetico primario. A noi, come sempre, resteranno le risorse in partenza. D’altronde, lo dice il Trattato di Dublino! Comunque, c’è poco da scherzare, la situazione è davvero seria. Tanto che l’UE, così ingiustamente vituperata e su cui l’Italia sta dilaniandosi politicamente, è immediatamente corsa ai ripari, lavorando alacremente per trovare una soluzione che scongiuri la profezia di Soros e un altro 2011. Ecco su cosa stanno lavorando a Bruxelles in queste ore:

il futuro di cotton fioc e posate di plastica. Poi si lamentano dei partiti populisti che prendono percentuali bulgare. Quando poi il Commissario UE al Bilancio, quel Gunther Oettinger che sabato scorso ci aveva ricordato come l’Italia fosse troppo grande per essere salvata dall’ESM in caso di nuova crisi, dichiara a DwNews che “i mercati insegneranno agli italiani a votare nel modo giusto”, ecco che immediatamente Lega e M5S, insieme, salgono al 90% di consensi. Il mio compreso, perché mo’ hanno proprio rotto i coglioni. Poi, però, occorre fermarsi, fare un bel respiro e cercare di mettere le questioni in prospettiva. E in fila. Ma perché i tedeschi stanno sparando una stronzata dopo l’altra, pestando merde come se volessero garantirsi buona sorte per un millennio? Prima la stampa con le sue accuse verso gli italiani “scrocconi e mendicanti”, poi questa sparata degna di un boss mafioso: sono impazziti? No, sono nervosi. Per questo:

nonostante lo spread con il Bund sembri testimoniare la buona salute di Berlino, il titolo dell’hedge fund travestito da banca conosciuto ai più come Deutsche Bank oggi è sceso sotto i 10 euro per la prima volta dal mitico settembre 2016, quando sembrava che stesse andando a gambe all’aria. Unite ai guai del gigante del credito questo,

ovvero il fatto che la guerra commerciale lanciata da Trump, unita alle sanzioni contro la Russia, hanno portato a un aumento esponenziale delle probabilità di recessione per l’economia del surplus e dei conti in ordine e capite da soli il perché di tante puttanate: almeno, fra un rutto e l’altro, il tedesco medio se la prende con quei terroni di italiani, invece di guardare al livello della merda che sta salendo preoccupantemente in casa sua. E mica sono soli, i tedeschi.

Sempre ieri, il cds a 5 anni di BNP Paribas è salito di 50 punti base in apertura di contrattazioni rispetto alla chiusura di lunedì, il massimo da aprile 2017. Come mai? Forse perché ha in pancia 16 miliardi di detenzione di titoli di Stato Italiani! Certo, occorre anche in questo caso mettere la questione in prospettiva, visto che le nostre di banche sono vagamente più esposte. Ad esempio, Unicredit – il cui ad stamattina annunciava trionfalmente dalla prima pagina di “MF-MilanoFinanza” che il suo istituto comprava BTP – ha in pancia carta del Tesoro pari al 145% del capitale Tier 1, stesso livello per Intesa SanPaolo, mentre stanno peggio stanno BPM (327%), MPS (206%), BPER (176%) e la mitica Carige (151%). D’altronde, cosa dice il motto: merda comune, mezzo gaudio.



Perché in effetti, qualcuno che magari non gode ma sicuramente non si strappa i capelli, c’è: chiamasi Mario Draghi, il quale sta vedendo concretizzarsi minuto dopo minuto il casus belli necessario per mandare a fare in culo la Bundesbank e continuare a stampare come un pazzo. Serve un altro “whatever it takes”, pochi cazzi! E che quanto stia accadendo sia una pericolosa recita in grande stile, altro che 2011, lo dimostrano un paio di meravigliose coincidenze. Come avrete sentito dai tg, stamattina a Liegi un detenuto in permesso ha ammazzato due poliziotte e un passante, prima di essere abbattuto dalla polizia. Era un pregiudicato noto da tempo alla polizia per reati comuni, tanto da essere ospite delle patrie galere fin dall’adolescenza: addirittura, il primo reato da uomo libero l’aveva compiuto ieri sera, uscito da poche ore dal carcere. Una rapina. Oggi, di colpo, impazzisce: attacca con un taglierino due poliziotte sedute in un caffè, le disarma della pistola di ordinanza e le fredda. Dopodiché, ferma un automobilista senza alcun motivo e ammazza anche lui, prima di prendere in ostaggio la bidella di una scuola. Arrivano le teste di cuoio e lo fanno secco. Era anche questo un lupo solitario con problemi psichici?


Non si sa, in compenso sappiamo che – a detta delle autorità – si era convertito all’islam e radicalizzato in carcere. E tu a uno così concedi un permesso premio?! Cazzo, già che c’erano potevano fornirgli anche il ferro all’uscita del penitenziario, almeno si evitava il disturbo di disarmare le poliziotte! Ora, il grado di disagio della polizia e dell’intelligence belga è noto dai tempi della fuga di Salah Abdelslam dentro un armadio nel corso di un trasloco ma qui siamo veramente al delirio puro, roba da dimissioni di massa. E invece? Tutto ok, la polizia ha già fatto la sua bella conferenza stampa, il Re del Belgio si è recato sul luogo dell’attacco in segno di lutto e vicinanza alla popolazione e il sindaco di Liegi ha fatto la sua comparsata: il caro radicalizzato, d’altronde, è morto. Così come gli unici altri tre testimoni oculari dell’accaduto. E i morti non parlano. In compenso, parlano i tg. E le radio. E i giornali scrivono fiumi di inchiostro sul ritorno della paura e della minaccia terroristica. Almeno, in prima pagina non ci finiscono le cronache finanziarie, visto che la franco-belga e già quasi fallita due volte Dexia, fra il 2008 e il 2011, ha in pancia – udite udite – qualcosa come 15 miliardi di titoli di Stato italiani!


Meglio parlare del radicalizzato, non c’è dubbio: anche perché il terzo salvataggio, magari, ai pur pazienti belgi, potrebbe far girare un attimino i coglioni. E chi altro piange, se la carta italiana si trasforma in igienica? Il già quasi estinto Banco Sabadell, istituto spagnolo di medie dimensioni che ha già fatto un giretto nella merda, insieme alla sussidiaria britannica TSB, il quale ha investito in titoli italiani 10,5 miliardi di euro, ovvero quasi il 40% del suo portafoglio sul reddito fisso, con un controvalore totale di 26,3 miliardi e il 110% del capitale Tier 1! Ma non basta, perché quando gli spagnoli fanno troiate con le banche, le fanno davvero grosse. Ed ecco che un altro terzo circa del portafoglio fixed income di Sabadell è investito in – udite udite – debito spagnolo! Praticamente, una bomba innescata con il timer impazzito. E cosa sta per accadere in Spagna? Venerdì, giorno strategico sui mercati, approda in Parlamento la mozione di sfiducia contro il governo Rajoy presentata dai socialisti e sostenuta dai centristi-europeisti di Ciudadanos: lo spread ringrazia.

Insomma, i presupposti sono quelli per un’altra bella crisi sistemica nell’eurozona, capace di mettere la BCE al riparo dal rischio di tapering e, oltretutto, di consentire alla FED di smettere con il rialzo dei tassi, il quale sta già facendo disastri sui mercati emergenti, vedi Argentina e Turchia, gettando la responsabilità su quei cazzoni di europei, mentre Oltreoceano con la Trumpnomics andavano da Dio! Quindi, stimolo, stimolo, stimolo, come manco dopo un purgante! Se poi la stamperia globale non basterà, con tutti i fronti geopolitici aperti, ci vorrà poco a mettere in campo un po’ di moltiplicatore bellico-keynesiano, il mitico “warfare” che rappresenta Pasqua e Natale insieme per il complesso industriale USA legato a doppio filo al Pentagono e all’intelligence. A novembre, poi, ci sono le elezioni di mid-term, un bel casino estivo è quello che ci vuole, se devi organizzare qualche scherzetto ben congegnato, tanto per non dare troppo nell’occhio. Insomma, una recita a soggetto davvero straordinaria e su scala globale. Perché l’ho definita pericolosa? Per questo,

ovvero perché la perversa azione della BCE, soprattutto attraverso l’acquisto di bond corporate, ha portato proprio quelle obbligazioni aziendali europee ad essere percepite come più sicure dei corrispettivi titoli sovrani, ovvero degli Stati stessi. E se questi grafici,


ci dicono che la questione è diffusa, sono proprio i bond corporate italiani a mostrare un’estremizzazione di quella pericolosa e perversa dinamica di prezzatura. Un qualcosa di impossibile nella realtà ma possibilissimo nel mondo degli unicorni delle Banche centrali. Ecco, speriamo che Mario Draghi non ci prenda gusto e lanci in fretta al mercato un segnale preventivo di intervento emergenziale ed eventuale prosecuzione del QE “se necessario”, come ha ripetuto non a caso per mesi. Altrimenti qualche nostra azienda che ha emesso debito come non ci fosse un domani e come se avesse bilancio e cash-flow di Amazon, potrebbe passare un brutto quarto d’ora. E, magari, passare di mano. Vuoi dire che qualcuno potrebbe essere interessato a questo sgradevole epilogo di shopping italico stile 1992 e gitarella sul Britannia, banche incluse, anzi in testa?


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“Che sceneggiatura, anche il radicalizzato a Liegi! D’altronde, con tutti i BTP che ha in pancia Dexia..” è stato scritto da Mauro Bottarelli e pubblicato su Rischio Calcolato.

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