Altro giro (di consultazioni), altra giravolta M5S: e se Grillo avesse sacrificato il “moderato” Di Maio?


Mi pare inutile ricapitolare quanto accaduto nella giornata di oggi sul fronte politico con troppi particolari, anche perché fra siti online e telegiornali sarete assolutamente informati. Quindi, pochi passaggi a cui allego articoli di approfondimento, se mai vi interessassero. La questione è nota: a due mesi dal voto del 4 marzo e in piena impasse sulla formazione del nuovo governo, nonostante infiniti tentativi e tira e molla, il presidente Sergio Mattarella pare aver posto l’ultimatum: lunedì ultimo giro di consultazioni per tutti i partiti, poi scioglierà la riserva. A quanto filtra, l’idea del capo dello Stato sarebbe già chiara, stante anche il risultato uscito dalla direzione del PD: un governo di garanzia per scongiurare le urne anticipate ma, soprattutto, per rassicurare l’Europa e i mercati in vista degli appuntamenti clou come il vertice europeo di autunno, la necessaria sterilizzazione delle clausole di salvaguardia per scongiurare l’aumento dell’IVA, il DEF e, dettaglio non da poco, una (ennesima) riforma della legge elettorale per evitare che la prossima tornata porti con sé il medesimo epilogo attuale.


Il tutto, ovviamente, in assenza di un’alternativa “politica” che venga presentata all’appuntamento di lunedì con nomi e, soprattutto, numeri solidi che ne garantiscano la nascita e il cammino. Ed ecco, in tal senso, entrare in campo Matteo Salvini, il quale – dopo aver detto “no” all’ipotesi di un tecnico alla Monti che si limiti a essere lo scendiletto della Commissione UE e della sua agenda e alla presenza di Matteo Renzi, “se c’è lui, non ci sono io” – lancia l’ultima proposta ai Cinque Stelle: governo insieme fino a dicembre “per fare poche cose ma farle bene”, fra cui una riforma soft della legge elettorale che contempli un premio di maggioranza alla lista o alla coalizione e poi al voto.

Insomma, nonostante le accuse e i toni molto duri degli ultimi giorni, Salvini mantiene la promessa di tenere la porta aperta fino all’ultimo. Disperazione di chi vede svanire l’ipotesi di governo? Mossa strategica per far ricadere sui Cinque Stelle l’arrivo di un nuovo governo non votato dagli italiani, in chiave ovviamente elettorale? Una cosa è certa: la chiusura netta da parte dei Cinque Stelle, certificata dal capogruppo alla Camera, Danilo Toninelli: “Salvini ha sprecato l’occasione della sua vita, ha preferito stare con il pluricondannato Berlusconi: noi non facciamo governi balneari”.

E, qui, permettete che dica la mia. Perché qualcosa non mi torna, soprattutto relativamente a due cose. Primo, il ruolo da comprimario assoluto di Luigi Di Maio in quella che è stata la giornata topica, dopo settimane di palleggiamenti inutili o strategici. Secondo, il ritorno in campo in modalità “elefante in cristalleria” di Beppe Grillo in persona. Già, perché fin da stamattina, prima che ogni cosa accadesse, ad accendere la miccia della giornata ci avevano pensato proprio Toninelli e Grillo, quasi a freddo. Il primo, infatti, a fronte delle indiscrezioni dei giornali rispetto alla quasi certa volontà di Mattarella di negare il pre-incarico a Salvini per optare verso la soluzione di garanzia, chiudeva ogni spazio di trattativa: “Nessun governo tecnico, l’appoggio dell’M5S non è disponibile”.

A stretto giro di posta, poi, le agenzie di stampa rilanciavano i brani salienti di un’intervista di Beppe Grillo a un settimanale francese e i punti chiave erano altrettante mine anti-uomo: siamo in presenza di un golpe che ha usato la legge elettorale come pretesto democratico per negare la democrazia, ovvero la presenza dei Cinque Stelle al governo in quanto primo partito e, soprattutto, ritorno alla vecchia idea di un referendum sull’euro, poiché “i cittadini devono potersi esprimere”. Boom! Ecco come Matteo Renzi reagiva alla notizia,


di fatto non solo rivendicando il suo ruolo di leader reale del PD ma soprattutto disvelando – insieme al rumoroso e alquanto eloquente silenzio di Forza Italia sul tema – il fatto che la scelta del Quirinale sia di fatto l’epilogo a cui l’ex premier (così come il Cavaliere) voleva giungere: un patto del Nazareno 2.0 sotto mentite spoglie di governo di garanzia. Anzi, “di tregua”. E la non chiusura totale di Salvini di fronte all’ipotesi di un governo di transizione breve, sempre che vengano rispettati i paletti da lui posti, di fatto garantirebbe i numeri necessari in Parlamento per la nascita dell’esecutivo voluto dal presidente Mattarella.

E si sa, di fronte all’ipotesi di nuove elezioni e scranno a rischio, qualcuno potrebbe anche disattendere gli ordini di scuderia e farsi forte dell’assenza di vincolo di mandato, cambiando gruppo e garantendo la maggioranza. E Di Maio? Di fatto, è entrato nella disputa in maniera molto dura – “Non c’è tregua per i traditori del popolo, la finestra del voto il 24 giugno è ancora praticabile” – ma tardiva, visto che a lanciare prima le bombe nello stagno ci hanno pensato Grillo e Toninelli ma, soprattutto, è stato quest’ultimo a rispondere picche all’ultima offerta arrivata da Salvini, quasi fosse lui il leader politico.

Ora mi chiedo: Beppe Grillo, al netto dell’impasse preventivabile generata dalla legge elettorale e dal mancato accordo con la Lega a causa dei veti incrociati, ha deciso di puntare tutto su un rapido ritorno alle urne oppure vuole che il governo “tecnico” nasca, perché l’M5S dà il suo meglio all’opposizione? Perché pensateci, il guadagno potenziale sarebbe duplice: da un lato potrebbe cannoneggiare ogni provvedimento impopolare – e solo in tema economico c’è l’imbarazzo della scelta, da qui a Natale – e dall’altro, in vista del voto – poiché il calcolo è che, comunque, un esecutivo simile non duri a lungo – restituire il favore friulano alla Lega, ovvero drenare voti al Carroccio, accusandolo di reggere bordone con i propri numeri alle Camere al governo del patto del Nazareno 2.0, del Renzusconi denunciato fin dall’inizio.

E in tutto questo, sacrificare il troppo azzimato, moderato e integrato al sistema Luigi Di Maio, esperimento di leadership fallito che ora dovrà lasciare il passo alle corazzate dei duri e puri. Tanto più che, non finendo subito la legislatura, cade anche l’idea che non sia valida la regola dei due mandati, preoccupazione che più di un deputato e senatore grillino aveva già avanzato al leader: quindi, qualche sano mese di opposizione che faccia gonfiare ancora di più i consensi, togliendone alla Lega troppo palazzinara e via anche chi viene reputato poco affidabile. Il nuovo leader? Difficilmente potrà essere Roberto Fico, il quale avrà già il suo bel da fare a mantenere l’equidistanza richiesta dal suo ruolo, se davvero il Movimento tornerà in modalità primitiva di opposizione a oltranza e senza sconti: quindi, o quest’ultimo compirà il clamoroso passo di dimettersi – e, in realtà, non lo escludo – oppure ecco che la ritirata strategia di Alessandro Di Battista, il suo “stare fermo un giro” come a Monopoli, avrebbe un senso.

Così come troverebbero una spiegazione le sue uscite durissime contro tutto e tutti, pur essendosi chiamato fuori dai giochi e con le consultazioni in pieno svolgimento. Mi sbaglio? Può essere ma, dopo quanto accaduto e con i sondaggi che parlano di una seria emorragia dei consensi nella base elettorale M5S proprio a causa del cedimento alla “politica dei due forni” e all’ipotesi di alleanza con il PD, potrebbe rivelarsi una strategia salvavita vincente. D’altronde, Beppe Grillo è stato silente finora, Danilo Toninelli ha sempre mostrato la sua contrarietà personale a ogni apertura di coalizione, limitandosi al ruolo di uomo fedele alla linea di partito, Roberto Fico ha assolto al ruolo istituzionale che gli è stato assegnato dal Quirinale e Alessandro Di Battista è fuori dai giochi, scrive e fa il papà: su chi ricadrebbe la colpa di tutto? Sull’uomo che ha aperto all’ipotesi di governo con il partito di Renzi e della Boschi, il capo politico che decide da solo.

Almeno, così la penseranno militanti ed elettori. Ed è ciò che conta per restare a galla, sfruttare gli errori altrui e giocarsi la partita vera al prossimo giro. Quando, però, si tornerà al voto? Paradossalmente, penso che soltanto una persona avrebbe da perdere – tanto, tantissimo – da un eventuale prolungamento del governo di garanzia, una volta che nascesse: Matteo Salvini. E la sua caduta in disgrazia politica non dispiacerebbe affatto a molte persone. Non solo nell’M5S. Anzi. Ora sì che pop-corn e birretta potrebbero servire, ora la cosa si fa interessante. Manca poco, lunedì qualche carta potrebbe girarsi sul tavolo. E qualche bluff, cadere.

P.S. Ricordate cosa vi dicevo rispetto alla Francia di Macron come esperimento di controllo sociale, nel 50mo anniversario del Maggio 1968 e in pieno caos da scioperi delle ferrovie, occupazioni universitarie e incidenti dei Black Bloc? Qualcun altro sembra sentire puzza di bruciato al riguardo,

tanto da chiedere addirittura una Commissione d’inchiesta sugli scontri parigini al corte del Primo Maggio, quasi si volesse capire come sia stato possibile che 1.200 persone travisate e vestite di nero abbiano potuto infiltrarsi in tutta sicurezza e tranquillità nel corteo ufficiale per devastare negozi e incendiare auto. Attenzione alle prossime settimane, quando la protesta dei ferrovieri dovrebbe entrare nel vivo della sua fase più dura, quella che andrà a colpire gli spostamenti della stagione estiva e il turismo. Sarà un’estate calda, non solo in Italia a quanto pare. E attenzione, domani pomeriggio a Milano è prevista una manifestazione contro l’ENI (?) e contro un generico “sistema dei padroni”, cui sono annunciati Black Bloc da mezza Europa. Superman Minniti riuscirà anche stavolta a garantire la sicurezza? Oppure salterà fuori qualche falla, destinata ad alimentare le ansie e le paure dei cittadini (e degli elettori)?


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“Altro giro (di consultazioni), altra giravolta M5S: e se Grillo avesse sacrificato il “moderato” Di Maio?” è stato scritto da Mauro Bottarelli e pubblicato su Rischio Calcolato.

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